Storie di viaggiatori

Il viaggio di nozze che è quasi saltato per un timbro: storia di una validità residua

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Storia raccontata con il permesso dei protagonisti.

Quando A. e L. mi hanno portato il loro viaggio di nozze — Sud-est asiatico, tre Paesi, quaranta giorni alla partenza — il Check-up è partito come sempre dal punto meno romantico: i documenti. Passaporti validi entrambi. Ma “valido” e “valido abbastanza” sono due cose diverse: uno dei due Paesi chiedeva sei mesi di validità residua dalla data di uscita, e il passaporto di L. ne aveva cinque e qualcosa.

La corsa (ordinata) contro il calendario

Niente panico, solo procedura:

  • giorno 1 — verifica incrociata sulla scheda della Farnesina e con il consolato: il requisito era confermato, niente eccezioni per i transiti;
  • giorno 2 — appuntamento urgente in Questura documentato con i biglietti di viaggio;
  • giorno 18 — passaporto nuovo in mano, ventidue giorni di margine sulla partenza.

Cosa sarebbe successo senza il controllo

Il check-in glielo avrebbe detto la compagnia aerea, al bancone, il giorno della partenza. Le compagnie applicano la regola più severa — e fanno bene, perché la multa per chi imbarca un passeggero non ammissibile la pagano loro. Il viaggio di nozze sarebbe finito al gate.

“Pensavamo che il consulente servisse per i posti belli. È servito per un timbro.” — A.

È il controllo più noioso del mio lavoro. È anche quello che ha salvato più viaggi di qualsiasi upgrade.

Firmato: Silvia Missiaglia — Missi Viaggi

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